DISGUSTO PER STILE

di

Nino Romeo

Rassegna stampa


Motivazione della Giuria del 45° Premio Riccione per il Teatro, anno 1999


Nino Romeo, già segnalato negli anni '80 a Riccione e guida del Gruppo Iarba dalla fondazione con Graziana Maniscalco, raggiunge in Disgusto per stile una summa espressiva e tematica del suo lavoro. Nel cantiere iperrealista di una casa in costruzione, l'autore inventa una struttura beckettiana nella quale due muratori, il Siccu e il Rossu (ovvero il Magro e il Grasso) imbandiscono degli intermezzi di battute e gag in omaggio a Stanlio e Ollio, mentre spingono su due grossi bidoni Chiddu e Chidda (ovvero Costui e Costei) alle prese con dialoghi esistenziali con funzione politica. Si tratta di due personaggi camaleontici che mutano di continuo connotati e anche lingua. Sono le immagini di uno stato d'incertezza e contraddizione, che incarnano genericamente un disagio, ma assumono anche precise immagini, come quella violenta di un padre lupo che stupra dall'infanzia la sua Cappuccetto Rosso, di un laico e una cattolica rappresentanti dei due "poli" che in una partita di caccia si confrontano tentando un inciucio, di un confessore inviato dalla chiesa a confessare una madonna di nuovo incinta ma persuasa ad abortire, e poi di intellettuali e piccoloborghesi in preda alla tentazioni del Giubileo, nonché ai problemi ideologici e di sopravvivenza. In questo andirivieni da onde di mare di facce e di toni, l'alternarsi linguistico sottolinea un cambio di condizione ma anche una diversa sonorità grazie a un siciliano risonante e vitale, che evita di cedere nel tradizionale "martoglismo" delle scene che nell'arcadia palermitana: ma è allo stesso tempo una lingua per un "non luogo" come ribadisce l'altalena con l'italiano, perché ogni dialogo è aperto e chiuso dal sogno della coppia di turno vogliosa di evadere a New York o a Milano, per sputarci puntualmente sopra continuando a rimanere nel limbo di ribelli pretenziosi ma inetti e della rinuncia all'ideologia, cioè nel luogo appunto della non esistenza.


La Giuria del 45° Premio Riccione per il Teatro è composta da Franco Quadri, presidente, Vincenzo Consolo, Elena De Angeli, Luca Doninelli, Marisa Fabbri, Mario Fortunato, Maria Grazia Gregori, Egisto Marcucci, Enzo Moscato, Luca Ronconi, Renzo Tian, Patrizia Guzzani, segretaria.

Agata Motta «La Sicilia» del 4 dicembre 2000

L’eccesso è d’obbligo per il disgusto

Successo al Festival di Palermo per il nuovo spettacolo di Nino RomeoPalermo – Chi sono «U Siccu» e «U Rossu»? Due sagome irriverenti del sitema animate da un’insopprimibile coazione a ripetere, due ricordi scaturiti dall’infanzia televisiva di «Oggi le comiche», due goffi manovali immersi in un’oscena logorrea verbale e in curiose gare di abilità. Sulla scena surrealista che rappresenta un cantiere sono impegnati in una penitenziale fatica di Sisifo: erigere un muroi che infine cadrà, per poi, si presume, ricominciare di nuovo. E Colui e Colei, personaggi che vestono e svestono anche i ruoli di Chiddu e Chidda? Sono camaleontici campioni del trasformismo e dell’accomodamento di facciata, voci incresciose di disagio, punte di un iceberg alla deriva nutrito dal ghiaccio dell’indifferenza. Con Disgusto per stile, Nino Romeo dona il suo intelligente contributo al teatro politico, ad un impegno anche scomodo che paga purtroppo il suo pesante tributo in termini di disaffezione da parte di un pubblico abituato alle blandizie. E’ uno spettacolo un cui la radice culturale e linguistica squisitamente siciliana si unisce ad una forte tensione europea, presente sia nell’evidente e dichiarato omaggio a Beckett sia nelle stoccate furiose a determinati indirizzi politici e a certo diffuso qualunquismo. In questo contesto il turpiloquio non è un elemento gratuito, ma una forma di dissenso fortemente calata nella dimensione dialettale -un siciliano usato come creta vergine e manipolato con specialistica competenza a plasmare immagini di rara efficacia- e impregnato degli umori più vitali di un’umanità allo sbando. Ecco perché questo «disgusto» possiede lo stile proprio di un autore che non può e non vuole censurarsi, ha il sapore fastidioso della nausea che assale quando si assiste alla normalizzazione di ciò che ad occhi aperti sarebbe solo ripugnante. Graziana Maniscalco, bella ed esile rossa dalla grinta esplosiva e dalla personalità magnetica, usa come di consueto la duttile voce come uno strumento musicale,entra ed esce dai ruoli (Colei/Chidda) con velocità e naturalezza invidiabili; l’asseconda degnamente lo stesso Romeo (Colui/Chiddu) che interpreta i suoi testi come pronunciando parole che appartengono all’uomo prima ancora che al personaggio. La luminosità acida determinata dal disegno di luci e le musiche curate da Franco Lazzaro sono elementi essenziali della bella resa scenica di uno spettacolo diretto con accortezza dall’autore. (…) Ma l’eccesso è d’obbligo per il disgusto ed è l’unico sistema rimasto per affilare le armi di una nuova «resistenza» delle coscienze e dell’intelletto.

Piero Longo  «la Repubblica» del 2 dicembre 2000

Nel grottesco reclusorio di Romeo

Palermo – Disgusto per stile di Nino Romeo è forse il testo più dirompente inserito tra gli spettacoli di questa quinta edizione. Quello di Romeo è un teatro politico nel senso più alto del termine, una ricerca nella quale la finzione scenica, senza rifiutare affabulazione e invenzione, torna all’agorà, all’incontro e al dibattito delle idee, ponendo problemi drammaturgicamente vivi e presenti nelle coscienze non addormentate o addomesticate della società contemporanea. Né si tratta di teatro ideologico o didattico come potrebbe sembrare a chi è rimasto fedele alle forme beckettiane dell’attesa e dell’immobilità, o alla godereccia spettacolarità degli sperimentalismi opportunistici e partigiani dell’omologazione culturale, poiché i suoi personaggi vivono la disperante condizione della nuova economia, senza perdere però quella connotante umanità che salva dall’alienazione e dalla globalizzazione. Anche se consapevoli della loro condizione di reclusi senza confini. (…) Graziana Maniscalco e lo stesso autore e regista sono i grandi camaleonti che riempiono la scena dei loro corpi attoriali e conducono l’azione denunciando con ironico distacco il volubile moralismo contemporaneo… (…) per uno spettacolo che invita a pensare giostrando audacemente col sorriso.

Siminetta Trovato  «Giornale di Sicilia» del 3 dicembre 2000

Storie di coppie naufragate. Un testo duro per Nino Romeo

Palermo - Spingono i loro feticci come se fossero scatole vuote da riempire di parole: u siccu e u rossuscambiano battute in un dialetto oscuro e bastardo. I feticci, raccolti nei loro bidoni si animano e parlano: lei, una santa Rosalia senza vara, lui un don Giovanni senza femmina, iniziano la loro corsa verso un tempo immemore popolato di brutture… Disgusto per stile di Nino Romeo è una ricerca continua di funambolismi verbali che superano ogni confine di lingua e linguaggio. Ora un catanese aspro e contorto, ora un forbito eloquio intellettuale, ora lingua di terra, ora un linguaggio d’aria: ugualmente lontani, persi come sono nella loro fobia claustrale. Romeo è arrivato alla vetta della sua ricerca, come del suo pessimismo ideologico, e lo sa bene, quasi lo butta in faccia al pubblico. (…) Il testo di Nino Romeo è claustrofobico e violento al massimo, una cascata di pugni nello stomaco che obbligano a pensarci su: non aspettatevi momenti di tranquillità, non ne avrete, ogni episodio è un atto unico che si chiude in un recinto. La sequela di colpi arriva a raffica, coinvolge e va avanti, fregandosene dei caduti abbandonati sul campo. Graziana Maniscalco è brava, bravissima, attraversando i personaggi scrollandosene di dosso i rifiuti; Nino Romeo le segue e la incalza.

Giuseppe Drago  «L’Ora» del 5 dicembre 2000

Tutto il marcio del mondo nella pièce di Romeo

Palermo - Il disgusto per un mondo violento e violentato, espresso in uno stile originale e fortemente ideologizzato, alimenta i passaggi migliori di Disgusto per stile di Nino Romeo. Un teatro politico che sorprende per l’insolita carica di denuncia sociale, affidata a due personaggi camaleontici, genericamente Chiddu e Chidda… Controcorrente rispetto a tanto teatro del disimpegno, la pièce del Gruppo Iarba propone tre situazioni forti sostenute da una lingua pregnante, senza veli né peli di reticenza, che denudano violenze familiari e feroci falsità… Verità brutali e scomode, ignorate dal quieto vivere, che Chiddu e Chidda, repentinamente passando a registri alti, commentano con una coscienza intellettuale consapevole delle pastoie di un mondo impazzito, perverso e corrotto, degenerato nei valori, nel quale anche la fede è dominata dal business e dalla menzogna. Sullo sfondo due muratori, ultime pedine di una società che tende a spogliare di consapevolezza, idealità e senso del vivere, erigono un muro (…) La pièce di Romeo è un’altra pregevole tappa del processo di ricerca del Gruppo Iarba, connotata da rigore e speciale attenzione per il linguaggio dialettale e scenico. Alla scena aperta e desolata, organizzata da Umberto Naso con blocchi di pietra funzionali al movimento degli attori, le luci di Claudio Pirandello imprimono chiarori selenici funzionali alla narrazione antinaturalistica. E Graziana Maniscalco, con la mutevolezza dei registri vocali, vi impone espressivamente l’orrore dell’infanzia negata di una moderna Cappuccetto Rosso, la dismisura dei paradossi di un’assassina che si spaccia per benefattrice, la dolorosa confessione di una madonna desiderosa di mettere fine alla mercificazione del suo mito.

Gigi Giacobbe «Centonove» dell’ 8 dicembre 2000

Disgusto per…stile

Palermo - Di Nino Romeo abbiamo apprezzato da sempre la ricerca d’un proprio stile teatrale che, senza abbandonare le origini della sua lingua d’origine, si allinea con quei fantasmi beckettiani pregni di assurdo e di non-sense, aggiungendovi risvolti noir e inquietanti ai limiti della blasfemia. Come di chi appunto con una buona dose di rabbia ha il coraggio d’indignarsi utilizzando il medium teatrale. Un teatro politico se si vuole, il suo, senza necessariamente dover fare programmi o manifesti, solo sfiorando con ironia il mal del vivere contemporaneo. La scena di Umberto Naso ritrae i quattro personaggi in uno spazio metafisico quasi da day after…e solo le musiche di Franco Lazzaro…ci riportano alla contemporaneità, al nostro mondo, alle follie del vivere quotidiano. Brava come sempre Graziana Maniscalco nei suoi ruoli sfaccettati, tirati e nevrastenici, cui le è accanto un sicuro e solido Nino Romeo… Successo e molti applausi finali.

Rodolfo Di Giammarco  «la Repubblica» del 12 dicembre 2001

Roma - …col fascino discreto dell’alternanza, in Disgusto per stile di Nino Romeo al Metateatro, l’attacco ai moralismi fa leva davvero su una serializzazione di modelli, di linguaggi e di forme in un notevole scenario che è una deriva più che una cava sassosa. Il singolare e premiato testo-manifesto a cui danno levigata spietatezza l’autore e Graziana Maniscalco e a cui garantiscono amena causticità Fiorenzo Fiorito e Francesco Teresi, ha per noi più d’una impenetrabilità gergale… Ma chapeau.

Aurora Acciari  «Giornale di Ostia» del 15 dicembre 2001 

Roma - Si intitola Disgusto per stile ma non tragga in inganno il titolo: in questo spettacolo, infatti, di stile ce n’è molto, concentrato nella perfezione formale della recitazione, del movimento scenico, della scenografia. Nello spettacolo il disagio non proviene da quello che si vede: è un brivido alla schiena che si insinua lieve, quasi con garbo, e che si manifesta man mano che si prende coscienza di quel “qualcosa che non va” … (…) Testo politico felicemente inconsueto… Da segnalare l’ottima prova degli attori.

Vincenzo Sanfilippo  «Gazzetta del Sud» del 19 dicembre 2001

Roma - E’ un testo pieno di memorie traslate, luoghi della conoscenza ove si indagano, senza reticenze, le retrovie dell’esistenza. (…) Nello spazio magnificamente attrezzato del Metateatro, notiamo una regia che vuole superare la «soglia» dell’evento; e ci riesce egregiamente con una recitazione attorale tumescente, scheggiata, carnosa e lussuriosa; quasi un ineliminabile dissidio, tra sacro e profano, di un uomo del sud reputato un anarcoide navigatore in un mare nostrum perennemente in ebollizione. Lo spettacolo Disgusto per stile nella sua peculiare «matericità» pietrificata rivela una drammaturgia di grande polso in quanto racconta, con una prosa polisemica, diverse realtà paradossali inglobate in molteplici metalinguaggi sul piano della credibilità scenica. Un impegno che centrifuga, avvolge, dipana la coscienza della memoria, individuando accadimenti sospesi tra il dato organico-sensoriale e il dato mentale; che alza il diaframma sui pudori giunti a una sorta di liberatoria denuncia sociale. Gli attori filtrano un flusso mutevole di voci vernacolari massacranti e violenti in sfrenati coiti recitativi che accompagnano gesti corrosi e calati in una quotidianità popolare, nei rapporti individuali, di dolore e atrocità, di sessualità degenearta e priva di tenerezze. Ironia, allusione, arguzia. Questi i movimenti recitativi che pastellano un linguaggio sanguigno carico di detriti, finalizzato a sostenere lo scatenamento verbale dei personaggi che evocano o rimuginano angherie e soprusi subiti. (…) Graziana Maniscalco è un’attrice maliziosa, bravissima a interpretare intime metafore del femminino fabulistico, insieme a un Nino Romeo versatile e poliedrico.

Ettore Zocaro  «La Sicilia» del 29 dicembre 2001

Roma - …una costante ricerca del linguaggio, terreno sul quale Romeo si è sempre distinto (si pensi a La rondine, l’usignolo e l’upupa e Sachib e Marianna), che viene espressa ora in italiano e ora in stretto dialetto siciliano. Graziana Maniscalco (la quale per bravura potrebbe degnamente figurare in grandi formazioni nazionali)… (…) Un eccesso di toni, distribuiti con accademica consapevolezza da parte di un autore sicuro dei propri mezzi, rende pungente il dialogo. Ennesima dimostrazione di come il teatro di Romeo si contrapponga, su piani diversi, strutturali e narrativi, all’esa delle ideologie. Una prova stimolante, antinaturalistica, da racconto bunueliano (a cui si richiama esteticamente), soprattutto per quanto riguarda la capacità di escludere ogni concetto di redenzione. Un’ora e mezza ricca di emozionanti metafore, applaudita alla fine da quel pubblico«trasversale» che frequenta i teatri «off» e che ama gruppi come lo Iarba.

Angelo Pizzuto  «Cinema sessanta» del gennaio/febbraio 2002

Roma - E’ presumibile che la riminiscenza pasoliniana di Bestia da stile non debba essere così estranea all’ispirazione poetico-politica di Disgusto per stile (Romeo e Graziana Maniscalco rappresentano del resto una delle voci più originali e organicamente attive della sperimentazione nel meridione): non solo per l’assonanza del titolo, quanto per la concezione stessa di un teatro, a suo moso, educativo, allarmato implosivo e al tempo stesso sopra le righe, filologicamente immerso nella forza icastica, talvolta dirompente della parola che coniuga la “casualità” (programmata) della lingua italiana a tutto un florilegio di arcaismi e neologismi del siciliano plebeo. Romeo e Maniscalco percorrono senza sosta e con sostanziale coerenza un formidabile itinerario di teatro austero, micidiale, sinuosamente provocatorio che trae origine da allestimenti, nel loro genere, ormai classici.

Francesco Nicolosi Fazio «Primafila» dell’ aprile 2002

l coraggio e lo stile del Gruppo Iarba

Catania – Certo risulta una novità, oggi, nel panorama teatrale italiano, una produzione che dichiaratamente si definisce «teatro politico». (…) Discorso coraggioso al dunque, sostenuto con il rigore della ricerca e la forza della citazione, dimostrando da parte dell’autore una notevole padronanza del linguaggio (e dei linguaggi). (…) Già la scena (di lavica bellezza) diventa paradigma esistenziale della condizione umana e odierna, che tutti ci rende lapidee comparse di un beckettiano teatro dell’assurdo… (…) Il tutto risulta straordinariamente coeso, compatto, unitario, mediante il contrapporsi di una recitazione –calibrata ed efficace- che va in sintonia con il senso dello spazio scenico…

Angelo Pizzuto  «Sipario» dell’ aprile 2002

Roma - Vera e propria scommessa di Disgusto per stile è la possibilità di coniugare gli stilemi beckettiani a una sorta di primogeneità della cultura “bassa” isolana, di

Laura Gennaro «La Sicilia» del 13 gennaio 2002

Catania - Il successo che la pièce Disgusto per stile ha riscosso in questi giorni al Piccolo Teatro di Catania è la prova che ha colto nel segno l’idea del regista Nino Romeo di risvegliare il teatro politico. (…) Abbiamo chiesto ad alcuni spettatori qualificati (tra critici ed addetti ai lavori) un parere su questo fortunato spettacolo. Il professore Giuseppe Liotta, presidente dell’associazione critici di teatro, schiocca un giudizio colmo di soddisfazione: «E’ un bel lavoro, senza dubbio. Una drammaturgia postbeckettiana che tutte le caratteristiche del teatro dell’assurdo, ma con una visione che non è più panica, ma poetica.» A suo avviso,  «Disgusto per stile traccia -con distacco critico- un bilancio delle esperienze sociali e drammaturgiche del secolo trascorso.»Il risultato, secondo Liotta, è un teatro «profondamente moderno, privo di certezze, affidato a microvisioni, a piccoli quadri di nevrotica vita quotidiana, impossibilitato a offrire “soluzioni” ideologiche o metafisiche». (…) Tutti sono concordi comunque nel ritenere che lo spettacolo sia -in senso buono- «un pugno nello stomaco». L’espressione, in particolare, proviene dalla professoressa Sarah Zappulla Muscarà: «Disgusto per stile è uno spettacolo eversivo, provocatorio, di sconcertante malia, che in un clima saturnino, scandito da ritmi ossessivi, restituisce un’aggressiva, sconcia realtà politico-sociale. Una discesa agli inferi -prosegue la professoressa Zappulla- che è veicolata da attori singolarmente coinvolgenti, come Graziana Maniscalco e Nino Romeo, e da un linguaggio triviale e sbracato, rafforzato nel proprio statuto semantico dalla commistione bilinguistica tra codice alto e basso, tra dialetto e lingua italiana». Tra il pubblico c’era anche una donna «sposata» con cinquant’anni del nostro teatro: Lina Danzuso. Moglie del nostro indimenticato critico teatrale, Domenico Danzusa, Lina è rimasta colpita dal lavoro: «Non mi meraviglio che Romeo abbia vinto un premio…la pièce è estremamente valida. E so quello che mio marito avrebbe detto della eccezionale bravura della Maniscalco: “Quella donna è un mostro”»

Michele La Spina  «Gazzetta del Sud» del 16 gennaio 2002

Catania - ...la notevole arte scenica dei due interpreti principali. Cambiando, infatti, repentinamente, espressione e linguaggio, Graziana Maniscalco e lo stesso Nino Romeo, grazie anche alla spericolata ma efficacissima regia dello stesso Romeo, riuscivano a imporre sempre nuove figure del vasto campionario proposto dal testo, districandosi alla perfezione...

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